Lui: "Che è 'sta puzza"
La porta è ancora socchiusa, non lo vedo ma il suo naso già fiuta...
Lei: "Quale puzza?"
Lui: "Una puzza come di cacca, boh, non so".
La madre di lui: "Forse è il basilico..."
Lei: "Forse è il basilico. Ora lo porto subito fuori".
"A posteriori", ossia quando ormai la frittata è fatta. Inciso: a proposito di banalità, come non fare un breve riferimento all'impossibilità di fare una frittata senza rompere le uova.
Dato che il destino, quando ormai avevo esaurito le idee che mi sembravano interessanti o simpatiche o brillanti o originali, ha imposto la banalità all'occidentale (il moderno west), adesso, cioè a posteriori, mi interrogo sulla frittata. Sarà anche perché l'ho mangiata ieri sera (non era esattamente una frittata, diciamo piuttosto una via di mezzo tra le uova strapazzate e la frittata e l'omelette).
La frittata a me piace, anche quando non è una vera e propria frittata. D'altronde basterebbe la prima parte "fritt-" a rendere appetibile qualsiasi cosa a cui si riferisca. Gnam. Fa pensare a tutte quelle cose buone che, dopo i 12 anni, quando diverse varietà di brufoli iniziano a colonizzare il corpo adolescente o quasi, non si possono mangiare. Tutti i "fritt-" e le "fritt-" sono quindi destinate a un target innocente. Dopo la perdita dell'innocenza, invece, siamo tutti "fritt-" e il piacere è associato alla colpa e alle conseguenze della colpa: i brufoli.
Non ci resta che l'ascesi.
Creare un blog è banale? Beh, per un personaggio del moderno West direi proprio di no. Allora perché mi si sono drizzati i capelli per riuscirci, e sì che non ce ne sarebbe affatto bisogno. A forza di tentare per sentirmi ripetere fino allo sfinimento "URL già in uso" (e io avrei avuto tanta voglia di URLare), mi sono ritrovata con le prime banalità che mi venivano in mente, frutto forse dello sconforto e di una kafkiana sensazione d'impotenza...
E così eccomi qua con un titolo banale, un sottotitolo ancora più banale e qualche cavolata. Alla fine avevo creato la bellezza di DUE blog, entrambi con la parola "banale" dentro. Così mi sono rassegnata, pensando ad un qualche inequivocabile - seppur per me incomprensibile - messaggio del destino. E allora che banalità sia!